La nuova immagine

Una nuova comunicazione per un festival in continua crescita.

Luca Ciccioni ha totalmente ripensato l'identità visiva del Tuscia In Jazz.

L’identità attraverso la purezza della linea

Il design è l’architettura del mondo visivo, e proprio le parole di un celebre architetto si prestano per rappresentare la sensibilità con la quale mi sono rapportato alla progettazione di una nuova identità visiva del festival: “less is more”. Il motto minimalista di Ludwig Mies van der Rohe ricalca il principio filosofico del ‘rasoio di Ockham’, che identifica l’approccio più semplice a un problema come il più efficace, e in un contesto polimorfo ed eterogeneo come quello del Tuscia In Jazz l’individuazione di un approccio di sintesi per l’identità visiva del festival ci sembrava essere quantomai necessario.
Chiunque negli ultimi dieci anni sia anche solo passato nelle vicinanze di uno dei palchi del festival ha ben presente l’amalgama meravigliosamente caotica di luoghi, culture, suoni, colori e sensazioni che è nel DNA del Tuscia In Jazz. Tutto questo ‘rumore buono’ però, scomposto per sottrazione, rivela come comune denominatore la manifestazione più elegante della matematica: le note musicali.
È proprio pensando al rigore leggero di una melodia o di un ritmo che ho scelto di sottrarre linee ed orpelli al precedente logo armonizzando al contempo tutte le emanazioni visive della kermesse secondo un rigoroso approccio di immagine coordinata. La ricchezza culturale e il culto della libertà propri del festival sono rimasti inalterati – il Tuscia In Jazz è il ‘melting pot’ di sempre – ma ora quella pluralità di storie e personaggi viene raccontata con un linguaggio solo: quello della forma pura.

Luca Ciccioni

Direttore Marketing e Comunicazione

Evoluzione del logo

L’identità del Tuscia In Jazz è collegata a un logo ‘storico’, un ‘patrimonio identitario’ che nell’arco di un decennio ha fatto sì che il pubblico identificasse i colori arancione e nero come i colori della kermesse.
È stato da quell’immagine che Luca Ciccioni è partito per la riprogettazione, con l’intento di valorizzare e sviluppare gli elementi preesistenti senza rinnegarli. La componente tipografica del vecchio logo è stata rimossa e i colori sono quindi stati ridisposti, con il nero, colore ‘pesante’, nell’area ottica terminale del diagramma di Gutenberg al fine di conferire maggiore incisività al simbolo. L’arancione fiamma, colore individuato da una forma d’onda tra i 597 e i 620 nanometri e quindi in grado di provocare un’intensa risposta subliminale del sistema autonomico e di scatenare un aumento della produzione adrenalinica nel cervello dell’osservatore, è stato poi sostituito con un più ‘accogliente’ color ambra, teso a creare una maggiore sensazione di intimità. Si è proceduto quindi a una ricollocazione dei quattro quadrati per creare un’immagine gestaltica caratterizzata da unicità e dinamicità. È stata infine progettata una font sans serif estremamente essenziale e curvilinea, a sottolineare la ricerca di una pulizia dello sguardo.